Ecco: questa e’ Napoli!

E non e’ presunzione, la mia.

Oggi, dopo un volgere di anni che si compendiano in piu’ di tre secoli, una lotta ideale continua tra il napoletano e gli altri: tra l’immensa grandezza della poesia e della musica di allora e l’ansia faticosa di cosiddetti esperti che vanno alla ricerca di un successo, tramite un commercio poetico-musicale.

Bisogna riaccostarsi, invece, a quel patrimonio di scorci, pitture di ambienti, momenti di vita popolaresca, con un passaggio sentito dalla fantasia e dall’espressione.

Questo e’ stato il mio tentativo, con la mia musica e la mia voce.

La mia Napoli: traendo da una piccola schiera di schietti poeti quelle espressioni che maggiormente mi hanno colpito, tantissimi altri ci sono; e chiedo scusa a quelli che mancano.

Di due altri genuini figli della mia Napoli, Ettore De Mura e Gaetano Amendola ho voluto vincere la mia sincera umilta’; grato ad entrambi per la preziosa collaborazione della ricerca e della coordinazione letteraria.

Sara’ stato, il mio, un vero e proprio atto di fede?

Parafrasando Ferdinando Russo, e rivolgendomi alla mia Napoli, aggiungo:

“Quanno figlieto chiagne e vo’ canta’, cerca ‘int’a sacca…

…e dalle ‘a libberta’!

Peppino Gagliardi

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